L'impatto della crisi sul sistema impresa

L'impatto della crisi sul sistema impresa

Impact Indicator fornisce informazioni utili per mitigare i rischi di oggi e mettere in sicurezza il business di domani

La portata dell'attuale rallentamento economico richiama alla mente la “grande recessione” del 2007, periodo in cui fattori endogeni come gli squilibri finanziari che ebbero inizio nel settore immobiliare, causarono un forte shock della congiuntura globale, portando l’intero sistema ad una fase di credit crunch.

Da allora, gli sforzi del “Regulator” comunitario hanno supportato il sistema bancario verso una maggiore stabilità finanziaria, in concomitanza con la riduzione dello stock di NPL di oltre due terzi rispetto ai livelli raggiunti nel 2015 [1].

La nuova crisi economica, si caratterizza per un’origine differente rispetto a quella del 2007, la quale è da ricondurre alla diffusione del Covid-19.

Tra le conseguenze immediatamente percepibili vi è l'importante crollo dei flussi di cassa delle attività economiche. L’alto grado di incertezza rispetto all’effettiva durata della pandemia, oltretutto, rende più che mai complesso analizzarne gli effetti futuri.

Tra i vari interventi susseguitisi nell’ultimo anno da parte del Governo e dell’autorità bancaria a supporto della liquidità, sono state istituite moratorie che hanno congelato circa 300 miliardi di euro per un totale 2,7 milioni di domande tra famiglie e attività economiche, di cui 170 miliardi in favore di micro imprese e PMI [2].

In base ad un recente studio dell’EBA (European Banking Authority), il 20% del totale di quel volume  sarebbe a rischio deterioramento, ovvero circa 60 miliardi di nuovi NPL andrebbero a pesare sulla capitalizzazione del sistema bancario, con potenziali riflessi sull’accesso al credito.

Ad incidere negativamente sul merito di credito delle imprese, saranno anche le “cattive abitudini” nei pagamenti commerciali. Nel primo trimestre 2021, lo stock di fatture in ritardo nel canale B2B è salito al 57% (+ 13% rispetto al Q1 2020) con potenziale effetto a catena sui flussi di cassa dell’intero scenario business-to-business.

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Gli effetti della crisi economica

I provvedimenti governativi susseguitisi dall'inizio del primo lockdown hanno imposto la sospensione delle attività lavorative di molti settori economici causando una notevole riduzione del volume di affari atteso.

In prospettiva statistica, l’impatto del COVID-19 sull’economia globale vede l’interdipendenza tra le azioni intraprese dai singoli governi, le misure sancite da autorità sovranazionali e fenomeni inosservabili come la reale durata endemica dell’epidemia presso i singoli territori.

Parimenti, è opportuno sottolineare che le valutazioni economiche/di rischio non possono solo essere improntate alla massima cautela, perché ciò significherebbe strozzare qualsiasi ripartenza e rendere quasi impossibile l’accesso al credito.

In questa situazione ad altissima variabilità, abbiamo ritenuto più corretto mantenere inalterato il calcolo del nostro Credit Score, affiancandogli un indicatore che analizzasse l’Impatto della crisi sulle aziende dei singoli settori.

Incrociando il Risk Score e l’Impact indicator con l’intero sistema delle imprese italiane e facendole confluire all’interno della matrice di valutazione del rischio di impatto, si ottiene lo scenario seguente:

  • L’11% delle imprese italiane si configura come solida, ovvero con una bassa probabilità di default combinato con un basso impatto da lockdown, ovvero come quel segmento maggiormente predisposto ad assorbire l’attuale shock economico.
  • Il 31% include quella categoria di imprese affidabili, ovvero con una bassa probabilità di default ma che presenta un alto impatto da lockdown. 
  • L’8% è costituito dalle imprese da monitorare, caratterizzate da una probabilità di default moderata/alta con un basso impatto da lockdown.  
  • Il 36% rappresenta quel segmento di imprese potenzialmente vulnerabili, ovvero con una probabilità di default moderata, su cui il lockdown ha impattato fortemente. 
  • Il 14% delle imprese italiane è a rischio, caratterizzata infatti da un’alta probabilità di default abbinata ad un forte impatto dovuto dal lockdown.
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Impatto della crisi per area geografica

A livello geografico aggregato, è nelle regioni del Nord Est dove si è evidenziata una maggiore capacità delle imprese ad assorbire lo shock congiunturale. In questa macro area geografica, "solo" l'11% delle imprese risulta fortemente impattato dalla crisi, mentre il 32% risulta comunque vulnerabile rispetto alla situazione attuale.

Le aree che hanno risentito maggiormente della crisi sono il Centro ed il Sud, rispettivamente con il 16% e il 17% delle imprese appartenenti al tessuto imprenditoriale locale ad essere classificate come a rischio.

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Impatto della crisi per dimensione

Secondo i criteri di riclassificazione delle imprese per dimensione universalmente condivisa all'interno dell'Unione Europea, il cluster della piccola impresa è risultato quello con la più alta presenza di imprese a rischio,  con il 10% del totale.

Tuttavia, è nel segmento della micro impresa che si registra un maggiore impatto della crisi, dove un'attività su due risulta in sofferenza. L'8% del totale, infatti, è classificato come a rischio mentre il 44% come vulnerabile.

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Impatto della crisi per ATECO

Nonostante l’entità globale della crisi, va altresì evidenziato di come il Covid-19 abbia influito diversamente tra i settori merceologici.

In Italia, per finalità statistiche, le attività economiche sono organizzate secondo la riclassificazione ATECO, ovvero la versione italiana della nomenclatura adottata dall’Eurostat (codici NACE).

I codici ATECO rappresentano una classificazione alfa-numerica con diversi gradi di dettaglio: le lettere indicano il macro-settore di attività economica, mentre i numeri rappresentano le articolazioni e le disaggregazioni dei settori stessi.

Per semplificare la lettura delle informazioni rispetto ad Impact Indicator, sono stati analizzati i dati aggregati per macro-ATECO.

Tra i settori maggiormente sviluppati, le restrizioni imposte con conseguente riduzione dei volumi di fatturato attesi, hanno impattato maggiormente sulle imprese appartenenti ai settori delle costruzioni (19% a rischio e 49% vulnerabili), commercio (13% a rischio e 46% vulnerabili), servizi di alloggio e di ristorazione (19% a rischio e 38% vulnerabili) e manifattura (19% a rischio e 36% vulnerabili).

Legenda codici ATECO

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Fonti

[1] I. VISCO, Le norme europee sul calenda provisioning e sulla classificazione della clientela da parte delle banche, online, https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2021/Visco_audizione_10022021.pdf

[1] MEF, Comunicato Stampa N° 25 del 10/02/2021, online, https://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2021/Credito-e-liquidita-per-famiglie-e-imprese-oltre-2.7-milioni-di-domande-di-moratoria-su-prestiti-per-circa-300-miliardi-oltre-136-miliardi-di-euro-il-valore-domande-al-Fondo-di-Garanzia-per-le-PMI-a-21.2-miliardi-di-euro-i-volumi-complessivi-dei-pres/#nota2