Evoluzione e Prospettive del Settore Ferramenta in Italia

Analisi e trend del settore dal 2019 al 2024

3 Min.

Il settore Ferramenta, che comprende il commercio all’ingrosso (ATECO 46841) e al dettaglio (ATECO 47521), rappresenta una componente importante del tessuto imprenditoriale italiano, soprattutto per le piccole e medie imprese. Tra il 2019 e il 2024, ha attraversato una fase di trasformazione profonda, influenzata da fattori economici e strutturali, ma anche da dinamiche interne già fragili. L'analisi proposta dall’Osservatorio Creditsafe, basata sui bilanci 2023, fornisce una panoramica chiara dell’andamento del comparto negli ultimi anni, offrendo spunti utili per interpretarne le tendenze e immaginarne gli sviluppi futuri.

Chapter 1

Evoluzione del tessuto imprenditoriale

Negli ultimi sei anni, il numero di imprese attive nel comparto si è ridotto in modo costante, passando da oltre 20.500 a circa 18.400 unità. A partire dal 2022, il ritmo di contrazione è aumentato, toccando il -3% annuo. Le forme societarie più penalizzate sono state le Ditte Individuali e le Società di Persone, che evidenziano maggiori difficoltà di adattamento e minore capacità di resilienza, con una decrescita che ha raggiunto rispettivamente il -4,3% e il -4,5%. Le Società di Capitali, invece, mostrano una certa stabilità, segnando un’inversione positiva che le vede più resilienti nel medio termine. La loro variazione, passata dal -0,2% nel 2022 allo 0% nel 2024, riflette una lenta ma costante tendenza alla strutturazione del comparto.

Numero di imprese settore ferramenta
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Dinamiche territoriali

A livello geografico, il Centro e il Sud Italia sono le aree che hanno subito maggiormente la riduzione di imprese nel 2024, con cali rispettivamente del -3,8% e -3,3%. Tuttavia, segmentando per tipologia di attività, emergono differenze interessanti: l’ingrosso ha registrato i cali maggiori nel Nord-Est (-3,8%) e nel Sud (-3,3%), mentre il Centro ha mostrato segnali di miglioramento, con un rallentamento della contrazione dal -4,3% al -2,6%. Il dettaglio ha sofferto soprattutto nel Centro (-4%) e nel Nord-Ovest (-3,6%), a differenza dell’anno precedente, quando erano Centro e Sud le zone più penalizzate. Alcune aree iniziano però a dare segnali di ripresa, almeno su scala locale, delineando una geografia del cambiamento in costante evoluzione.

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Chiusure aziendali in aumento

Dal 2020, le chiusure aziendali hanno mostrato una crescita costante, superando i livelli pre-pandemici già nel 2022. Nel commercio al dettaglio si è passati da circa 50.000 chiusure nel 2021 a oltre 60.000 nel 2024, con un incremento del +7,9% solo nell’ultimo anno, il valore più alto degli ultimi sei. L’ingrosso si è mantenuto più stabile, con una leggera flessione nel 2024 (-2,6%). La differenza tra i due comparti evidenzia la maggiore vulnerabilità delle piccole attività, spesso individuali o familiari, e la maggiore capacità di adattamento delle aziende strutturate.

chiusure aziendali settore ferramenta
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Occupazione stabile, imprese più strutturate

Nonostante il calo delle imprese, il livello occupazionale è rimasto stabile, con un lieve aumento dello 0,2% tra il 2023 e il 2024. Il dato assume ancora più valore se si considera che il numero medio di dipendenti per azienda è aumentato del 3,3%, segnale di un rafforzamento interno delle realtà sopravvissute. L’ingrosso registra un +0,7% occupazionale, anche se con andamenti territoriali differenziati, mentre il dettaglio è rimasto sostanzialmente invariato (-0,1%), con un leggero miglioramento al Centro e una flessione nel Nord-Est.

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Indicatori economico-finanziari e concentrazione del fatturato

Nel 2023, il settore ha registrato una contrazione del fatturato (-4%) e dei costi di produzione, con utili in calo del -2,6% e margini in flessione del -5,7%. Tuttavia, il comparto mostra segnali di rafforzamento patrimoniale: i debiti bancari sono scesi del -14,3%, mentre quelli verso altri finanziatori sono aumentati dell’8,5%, a testimonianza di una strategia di diversificazione dell’accesso al credito. Le disponibilità liquide hanno registrato un +6,9% e il patrimonio netto è cresciuto del 6,3%, a indicare una maggiore fiducia e solidità finanziaria. Il commercio all’ingrosso ha chiuso l’anno in lieve recessione, ma con un incremento delle disponibilità liquide (+14,8%) e del patrimonio netto (+10,5%). Il dettaglio ha mostrato segnali di ripresa più marcati: l’EBITDA negativo si è dimezzato e gli utili hanno registrato un incremento dell’1,2%. Il settore è caratterizzato da una forte concentrazione: lo 0,8% delle aziende genera il 39% del fatturato totale, mentre oltre la metà delle imprese produce appena il 5,4%. Questo squilibrio accentua la vulnerabilità complessiva del comparto, rendendolo esposto alle performance di poche realtà dominanti. Le regioni con il maggior impatto sul fatturato complessivo restano Lombardia, Veneto e Trentino, seguite da Lazio e Veneto per quanto riguarda il dettaglio.

distribuzione fatturato aziende ferramenta
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Ricambio generazionale

Il 43% delle aziende all’ingrosso ha una governance con età media superiore ai 60 anni, di cui il 26% over 65. Il dettaglio è leggermente più giovane, con il 36% oltre i 60 anni. Le regioni con la maggiore incidenza di dirigenti over 65 sono Umbria, Liguria e Friuli-Venezia Giulia per l’ingrosso, mentre per il dettaglio spicca il Friuli. Il rischio di transizione generazionale è alto: il 40% delle imprese all’ingrosso e il 34% di quelle al dettaglio sono considerate a rischio elevato o medio-alto. La fragilità è acuita nel dettaglio dalla prevalenza di società di persone, meno adatte a gestire passaggi generazionali strutturati. Il settore rimane sbilanciato sul piano della rappresentanza di genere. In media, l’80% delle posizioni dirigenziali è ricoperto da uomini. Il dettaglio mostra una leggera presenza femminile in più rispetto all’ingrosso, ma la distanza resta significativa, soprattutto tra le ditte individuali, dove gli uomini rappresentano l’88% nell’ingrosso e l’80% nel dettaglio. La composizione anagrafica non incide in modo significativo su questa disparità, suggerendo l’esistenza di un divario strutturale.

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Conclusioni

Il settore Ferramenta italiano è in fase di ridefinizione. Da un lato si osserva una contrazione del numero di imprese, criticità strutturali legate all’età dei vertici e all’eccessiva concentrazione del fatturato; dall’altro emergono segnali positivi: maggiore solidità finanziaria, rafforzamento organizzativo e un primo miglioramento nel comparto dettaglio. La sostenibilità futura del settore dipenderà dalla capacità di promuovere innovazione, favorire il ricambio generazionale e ridurre i gap strutturali ancora presenti. Le imprese che sapranno investire in stabilità, inclusività e digitalizzazione saranno più attrezzate per affrontare le sfide dei prossimi anni e cogliere le opportunità emergenti.

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