Osservatorio Adeguati Assetti

Resilienza sotto stress del settore Gomma-Plastica

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Nel 2025 il settore gomma-plastica ha registrato una contrazione della produzione dello 0,6%, leggermente peggiore rispetto alla media nazionale (-0,2%). Nonostante un segnale di recupero nell’ultimo trimestre, il bilancio annuale resta negativo. Il comparto conferma però una buona resilienza, riuscendo a contenere le perdite e a mostrare segnali di ripresa in un contesto economico complesso.

Le imprese del settore gomma-plastica operano in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche che incidono su catene di approvvigionamento e domanda internazionale. L’aumento dei prezzi delle materie prime e il rallentamento dell’export, complice la debolezza dei mercati europei, comprimono la redditività, mentre i costi energetici, particolarmente rilevanti per un comparto energivoro, pesano ulteriormente sui margini.

A queste criticità si aggiungono le sfide della transizione ecologica guidata dal Green Deal europeo, che impone nuovi standard su emissioni e sostenibilità dei materiali. Regolamenti come il Packaging and Packaging Waste Regulation e strumenti come l’EU Emissions Trading System richiedono investimenti e una profonda revisione dei processi produttivi. Se da un lato spingono verso innovazione e sostenibilità, dall’altro nel breve periodo aumentano la pressione su costi e competitività.

Le imprese si trovano a fronteggiare costi in aumento, una normativa sempre più articolata e una concorrenza internazionale spesso meno vincolata da standard ambientali altrettanto stringenti. Pur riconoscendo il ruolo centrale della sostenibilità, il settore evidenzia la necessità di un sostegno concreto nella fase di transizione.

In particolare, vengono richieste politiche industriali mirate, incentivi agli investimenti e tempi di adeguamento più graduali, per evitare che la transizione ecologica si traduca in un indebolimento della competitività. Una questione particolarmente delicata per le PMI, che rappresentano la struttura portante del sistema produttivo italiano e dispongono di risorse più limitate per affrontare cambiamenti strutturali di questa portata.

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Osservatorio

L’Osservatorio Creditsafe ha analizzato un campione di 120.690 aziende con bilancio disponibile, appartenenti agli ateco riguardanti le attività manifatturiere (C), il commercio all’ingrosso e al dettaglio (G), trasporto e magazzinaggio (H), le attività immobiliari (L) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (M); tra queste, 5.371 rientrano nel codice ATECO C-22, relativo alla fabbricazione di prodotti in gomma e materie plastiche. All’interno di questo comparto, il 39% è costituito da microimprese, il 57% da PMI e il restante 4% da grandi imprese. Ne emerge una netta prevalenza delle PMI, seguite dalle microimprese, a conferma del loro ruolo centrale nel sistema industriale italiano.

Approfondendo le diverse tipologie di squilibrio, economico, finanziario e patrimoniale, verrà proposta un’analisi degli adeguati assetti individuati nell’Osservatorio Creditsafe come maggiormente rappresentativi di una situazione di crisi.

Tra le aziende del comparto gomma-plastica, il 40% si trova in condizioni di squilibrio, pari a 2.168 imprese che presentano almeno una criticità. 

equilibri e squilibri aziende

Analizzando nel dettaglio le diverse tipologie di squilibrio, emerge come queste tendano a manifestarsi congiuntamente piuttosto che in modo isolato, motivo per cui il totale degli squilibri risulta superiore alla somma delle singole componenti.

Nel settore in esame le situazioni più critiche riguardano 336 aziende che presentano cinque o più squilibri contemporaneamente, evidenziando un livello di fragilità particolarmente elevato.

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Squilibri economici

Analizzando nel dettaglio le diverse categorie di squilibrio, emerge che 775 aziende del settore presentano squilibri economici, pari al 14% del campione. Questa tipologia di criticità è legata a debolezze strutturali del modello di business e si verifica quando i ricavi non sono sufficienti a coprire i costi.

All’interno di questo gruppo, il 66% delle imprese registra un EBITDA negativo, mentre quasi la totalità (99,9%) presenta un EBIT negativo. Si tratta quindi di aziende che, nella maggior parte dei casi, evidenziano una redditività strutturalmente compromessa.

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Squilibri finanziari

Gli squilibri finanziari interessano il 39% delle imprese attive nella fabbricazione di prodotti in gomma e materie plastiche, pari a 2.107 aziende con almeno un indicatore critico. Si tratta del segnale di crisi più diffuso, generalmente legato a tensioni di liquidità o a livelli elevati di indebitamento, e rappresenta una condizione ampiamente estesa tra le imprese in difficoltà.

Entrando nel dettaglio di questo cluster, il 69% presenta un margine di tesoreria negativo, una delle anomalie più ricorrenti nel manifatturiero, non solo nel comparto gomma-plastica. Inoltre, il 34% delle imprese evidenzia uno squilibrio nel capitale circolante netto, pari a 721 aziende, indicando criticità nella gestione del breve periodo e una ridotta capacità di sostenere investimenti e crescita.

Particolarmente rilevante è il dato sulla posizione finanziaria netta, negativa nell’86% dei casi. Analizzando il rapporto PFN/EBITDA, il 22% delle imprese presenta valori superiori a 6, mentre un ulteriore 8% combina un EBITDA positivo con una PFN negativa, configurazione critica perché segnala indebitamento accompagnato da difficoltà nella generazione di cassa.

Infine, il cover ratio inferiore a 1,5 riguarda circa il 59% delle aziende, evidenziando una diffusa difficoltà nel sostenere il costo degli interessi passivi. Questo indicatore, particolarmente significativo nel breve periodo, mostra come le imprese incontrino maggiori difficoltà nella gestione immediata della liquidità rispetto alla sostenibilità finanziaria di lungo termine.

squilibri finanziari
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Squilibri patrimoniali

Per quanto riguarda gli squilibri patrimoniali, l’Osservatorio Creditsafe individua come unico indicatore il patrimonio netto: un valore negativo segnala automaticamente una condizione di criticità. Nel comparto gomma-plastica, le aziende che si trovano in questa situazione sono 180, pari al 3% del totale.

squilibri patrimoniali

Si tratta del livello più avanzato di deterioramento della struttura aziendale, poiché le perdite hanno completamente eroso il capitale dell’impresa. Pur essendo meno diffuso rispetto agli squilibri economici e finanziari, quello patrimoniale è il più grave: un patrimonio netto negativo indica infatti una condizione compromessa, spesso associata a una fase di crisi avanzata e a margini di recupero fortemente limitati.

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Conclusione

Nel complesso, il settore conferma una buona resilienza, riuscendo a far fronte alle pressioni economiche in uno scenario ancora instabile a livello nazionale e internazionale. A pesare sono anche le misure legate al Green Deal europeo, che, pur orientate alla sostenibilità, introducono vincoli spesso percepiti come rigidi, rafforzando la richiesta di politiche industriali capaci di accompagnare la transizione senza penalizzare la competitività.

Queste dinamiche si inseriscono in un contesto globale fragile, segnato da debito elevato e margini fiscali ridotti, che rende essenziale una calibratura attenta delle politiche economiche. La sfida principale resta quella di trovare un equilibrio tra sostenibilità e competitività, trasformando i vincoli normativi in leve di innovazione.

In questo scenario, diventa cruciale il monitoraggio tempestivo dei segnali di crisi: il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza richiama infatti la necessità di individuare per tempo gli squilibri economici, finanziari e patrimoniali, attraverso un’osservazione costante della loro evoluzione, così da salvaguardare la continuità aziendale.

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