Manifattura

Instabilità e sfide nella transizione sostenibile

Chapter 1

I ritardi nei pagamenti mettono il settore manifatturiero sotto pressione

Il settore manifatturiero sta attraversando un periodo di instabilità finanziaria e operativa e i ritardi nei pagamenti rientrano tra le cause principali. Circa il 60% delle aziende del comparto registra ritardi superiori ai 30 giorni, rendendo il settore tra quelli con il più alto tasso di mancato pagamento.

In Italia, dove la manifattura rappresenta un pilastro fondamentale dell’economia, i ritardi nei pagamenti costituiscono un problema strutturale. Circa il 75% delle aziende registra ritardi, e la media dei giorni di slittamento è passata da 30 a 32. Questa situazione mette in seria difficoltà i produttori, che si trovano a fronteggiare forti tensioni di liquidità.

La situazione è particolarmente critica per le PMI, le cui limitate riserve finanziarie, aggravate dai ritardi nei pagamenti, generano forti pressioni sui flussi di cassa. Le aziende italiane si trovano così a fronteggiare inflazione, costi energetici elevati e una carenza di investimenti, spesso impiegando risorse superiori alle proprie disponibilità e, nei casi più gravi, arrivando al fallimento, poiché dispongono di minori strumenti per assorbire gli shock.

I ritardi di pagamento non riguardano solamente i flussi di cassa e liquidità, ma le imprese faticano anche nell’approvvigionamento delle materie prime, nella capacità di mantenere una continuità produttiva, nelle nuove assunzioni e negli investimenti in innovazione e sostenibilità. 

Le aziende spesso finiscono per alimentare questo sistema, accettando i ritardi nei pagamenti e innescando così un vero e proprio circolo vizioso: l’elevata inflazione si traduce in costi più alti e margini ridotti, con una conseguente minore capacità di rispettare le scadenze, che a sua volta genera carenza di liquidità e un rischio crescente di insolvenza. 

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Situazione geopolitica, dazi e incertezza: gli impatti sulla manifattura

Altro fattore cruciale della crisi del settore manifatturiero si costituisce nel contesto geopolitico attuale. Accadimenti recenti come elezioni in stati chiave dello scenario internazionale, conflitti e relative sanzioni causano rallentamenti nell’economia.

Le catene di approvvigionamento sono state tra le più colpite, con conseguenti difficoltà nell’importazione di materie prime e significativi rallentamenti della produzione. Questa situazione ha fatto emergere la necessità di un monitoraggio più rigoroso dei partner commerciali e di una gestione più attenta della compliance lungo tutta la supply chain. 

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Incertezza geopolitica ed economica e non solo: le altre cause della crisi del settore produttivo

A peggiorare la crisi del settore manifatturiero contribuiscono anche il calo di interesse verso l’Industria 4.0, la riduzione della domanda in alcuni settori chiave e la crescente esigenza di scalare per mantenere la competitività nel mercato globale.  

Questi elementi, nel loro insieme, delineano un quadro complesso in cui il settore manifatturiero è chiamato a rafforzare la propria solidità finanziaria, ottimizzare i processi produttivi e investire in soluzioni innovative per mantenere la competitività sul mercato globale.

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Sostenibilità: una sfida difficile per uno dei settori più inquinanti al mondo

Un ulteriore elemento che si aggiunge a un contesto già complesso è rappresentato dal cambiamento climatico e dalle politiche ambientali. Per adottare soluzioni più sostenibili e conformarsi alle normative sulla riduzione delle emissioni, le aziende manifatturiere hanno dovuto affrontare un incremento dei costi operativi e una maggiore vulnerabilità alle interruzioni della produzione.

Il settore manifatturiero è il terzo settore più inquinante al mondo e implementare una produzione sostenibile può risultare difficoltoso proprio per la natura operativa intensiva del settore, le cui attività principali convergono nella produzione di beni che necessitano l’estrazione, l’uso e la trasformazione di risorse.

L’incertezza generata dalla crisi attuale porta molte aziende a privilegiare la crescita nel breve periodo, riducendo la propensione a investire in progetti i cui risultati si manifestano nel lungo termine. Di conseguenza, la transizione verso una produzione più sostenibile procede lentamente, soprattutto tra le PMI con risorse limitate.

Tuttavia, nonostante queste difficoltà, le aziende sembrano voler impegnarsi nella sostenibilità: oltre il 65% ha adottato misure ESG (Environmental, Social, Governance). In particolare, le grandi imprese, grazie a maggiori risorse, investono in formazione professionale, digitalizzazione e ricerca e sviluppo, mostrando che la transizione, seppur graduale, è già in atto. 

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Normative ESG: come impatterà il nuovo Pacchetto Omnibus?

 

Per incontrare le esigenze delle aziende, pur continuando a muoversi verso una maggiore sostenibilità, la Commissione dell’Unione Europea ha varato il Pacchetto Omnibus UE con il fine di armonizzare le regole in ambito ESG.

Le principali proposte del pacchetto riguardano una maggiore accessibilità alle informazioni sulla sostenibilità, la semplificazione dei processi di rendicontazione ESG e di due diligence per favorire pratiche commerciali più responsabili, nonché l’innalzamento delle soglie del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) per rafforzare i meccanismi di adeguamento del carbonio, promuovere un commercio più equo e sbloccare nuove opportunità nei programmi di investimento europei. La prima direttiva di semplificazione, nota come Stop-the-Clock Directive, mira proprio a posticipare gli obblighi di rendicontazione e di due diligence.

Il pacchetto è stato presentato come una misura equilibrata, in grado di preservare i benefici del reporting garantendo al contempo requisiti proporzionati. Si stima inoltre che possa generare un risparmio di circa 6 miliardi di euro all’anno, risorse che potrebbero essere destinate a investimenti in innovazione. Tuttavia, alcuni osservatori temono che la nuova normativa possa ridurre la trasparenza e indebolire la capacità di valutare i rischi finanziari legati al clima.

Il pacchetto Omnibus è stato recepito nell’ordinamento italiano con la Legge n.118/2025. Per le PMI, questo comporta minori pressioni nel breve periodo e maggiore libertà di scelta nella rendicontazione, mentre per le grandi imprese gli obblighi vengono semplicemente posticipati. Un adeguamento graduale risulta particolarmente adatto ad un contesto caratterizzato da inflazione e crescita moderata, come quello italiano, anche se la crescente richiesta di trasparenza, soprattutto in ambito ESG, potrebbe comportare rischi reputazionali per le aziende meno proattive.

È evidente che le aziende che si attiveranno per tempo nell’adozione di strumenti di rendicontazione e reportistica ESG godranno di un vantaggio competitivo: avranno maggiore facilità nell’accesso al credito e alle gare pubbliche e rafforzeranno la propria reputazione, posizionandosi come partner affidabili all’interno delle catene di fornitura.

La sostenibilità sta diventando un fattore chiave per il successo aziendale. Dal punto di vista finanziario, le imprese che adottano pratiche sostenibili possono ridurre i costi energetici, diminuire la produzione di rifiuti e ottimizzare l’uso delle risorse, con effetti positivi su redditività, efficienza e compliance.

Al contrario, il mancato raggiungimento degli obiettivi ESG comporta rischi finanziari e operativi, con possibili conseguenze come un aumento dell’inquinamento e una gestione inefficiente delle risorse, elementi che possono fungere da deterrente per investitori e clienti. Inoltre, considerando l’elevato interesse sul tema, si prevede che le aziende che non investono in ESG verranno progressivamente escluse dal mercato a favore di partner più sostenibili e affidabili.

La sostenibilità rappresenta dunque un vantaggio competitivo per i produttori che desiderano migliorare il proprio posizionamento sul mercato. Adottare pratiche sostenibili rafforza l’immagine e la reputazione dell’azienda, poiché gli stakeholder, che nutrono elevate aspettative in termini di sostenibilità, tendono a relazionarsi più favorevolmente con chi investe in questa direzione, percependolo come partner affidabile orientato al futuro. 

 

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Strumenti digitali per supportare la transizione sostenibile

Nonostante le recenti normative risultino più accomodanti per le aziende, queste si trovano oggi a un bivio: da un lato sono consapevoli che prima o poi dovranno rispettare gli obblighi di rendicontazione; dall’altro, consumatori e investitori richiedono sempre maggiore responsabilità e trasparenza.

Le aziende hanno quindi bisogno di strumenti che supportino la transizione verso la sostenibilità, rendendo la tecnologia un alleato fondamentale per implementare nuove strategie ambientali. Chi investe oggi in strumenti digitali per la raccolta dei dati ESG e nei processi di decarbonizzazione sarà preparato quando gli obblighi normativi diventeranno vincolanti.

Sostenibilità e nuove tecnologie si intrecciano nel concetto di produzione responsabile, dove l’innovazione tecnologica si combina con il benessere sociale e la tutela del pianeta, ponendo sempre l’essere umano al centro dei processi produttivi e della sostenibilità ambientale.

Per tutelarsi, le imprese adottano politiche e strumenti volti a supportare una gestione prudente del credito e a rafforzare le proprie capacità negoziali. Le aziende del settore manifatturiero devono affrontare numerose sfide, tra cui la gestione della catena di approvvigionamento, l’ottimizzazione della produzione e l’adattamento a normative in continua evoluzione.  

In Italia, circa un’azienda su tre registra insoluti; in questo contesto, la Business Information rappresenta uno strumento strategico ormai fondamentale: consente di effettuare analisi predittive del rischio, ottimizzando le decisioni grazie alla valutazione dell’affidabilità dei partner, riducendo il rischio di insolvenza e favorendo una crescita sostenibile.

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